PROGETTO: Piano di lavoro ordinato e particolareggiato, per eseguire qualcosa; idea, proposito, anche vago, bizzarro e difficilmente realizzabile; proponimento, proposito. (vocabolario Zingarelli)
La relazione con la realtà simboleggia da sempre la proposta scout, basata su esperienze dirette, non mediate nella scoperta del reale, del quotidiano, di se stessi.
Talvolta l'avventura che proponiamo si concretizza nella scoperta dell'handicap, dell'emarginazione, e tutto ciò costituisce da sempre la nostra carta vincente, la nostra capacità di coinvolgere i giovani. Spesso forse le problematiche dell'europa, della mondializzazione dell'economia, dei conflitti interreligiosi, della conflittualità inter-etnica, sono affrontate in maniera cerebrale.
Se tutti gli uomini avessero sviluppato in se stessi il senso di fraternità l'abitudine di considerare in primo luogo le esigenze altrui e di posporre a queste le proprie ambizioni, piaceri e interessi personali, avremmo un mondo differente in cui vivere. "Un sogno utopistico" dirà qualcuno "ma soltanto un sogno, e dunque non degno di essere perseguito"
Ma se non sognassimo mai, e non ci sporgessimo mai a tentar di afferrare la sostanza dei nostri sogni, non faremo mai alcun progresso. Sir Robert Baden Powell.
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Se lo scoutismo è una chiave di lettura del reale che utilizza la percezione diretta deve fornire a chi educa, gli strumenti per creare situazioni "che possano essere vissute" permettendo al soggetto della nostra azione educativa di decodificare il continuo evolversi del proprio quotidiano. Siamo in grado di proporre la stessa chiave di lettura, basata su avventura e scoperta diretta delle cose, anche per aiutare a tradurre la situazione politica e sociale che i ragazzi devono vivere?
Il progetto Balcani ci propone questa sfida.
Le questioni nodali del vivere attuale che i ragazzi chiedono di padroneggiare sono tante. Leggere il cattolicesimo o la tolleranza inter-etnica astraendoli dal contesto culturale in cui si sono sviluppati, senza cogliere le relazioni che si trovano a vivere con il resto del mondo e che lo sviluppo dell'informazione ci sbatte quotidianamente in faccia, è educativamente improponibile. Mai come oggi il concetto di non violenza e di guerra va letto alla luce delle diversità culturali e della mondializzazione in atto sul piano politico, economico e culturale. Come educatori, non avere quel minimo spirito di avventura per tuffarsi in queste realtà, è un fallimento educativo.
SARAJEVO
Sarajevo è una delle esperienze proponibili che, attraverso gli strumenti del servizio e dell'esplorazione, offrono la possibilità di percepire in modo diretto e globale diversi temi fondamentali. Sarajevo è l'ombelico del mondo in cui si incontrano nord e sud , cristiani e mussulmani, cultura asburgica e cultura turca. Sarajevo è contemporaneamente il fulcro di un incontro-scontro fra est e cultura occidentale, comunismo ed economia di mercato, cultura ortodossa e cattolicesimo. Quale terreno migliore per proiettare l'immagine delle nostre città in un futuro multietnico e multiconfessionale?
Un futuro prossimo in cui la diversità non è minoranza, ma uguaglianza?
In questa città, quasi profetica, qualcosa è esploso dando origine ad una guerra.
Guerra: altra parola chiave a cui dare un significato educativo. A casa tutto è inconcepibile o spiegabile semplicisticamente e falsamente con la teoria dei buoni o dei cattivi. Solo vivendo l'esperienza del confine, delle due parti, si può percepire qualcosa, soprattutto sul piano irrazionale. Fare amicizia con gli studenti serbi e, contemporaneamente, vivere l'accoglienza della città mussulmana, fa scoprire sensazioni che conducono a risposte, non altrimenti percepibili.
Sarajevo è solo una delle tante situazioni proponibili, sicuramente è il palcoscenico più vicino, in cui il ragazzo diventa protagonista e non spettatore, è il luogo in cui i conflitti e gli abbracci sono stati e sono tuttora tangibili. Sarajevo è soprattutto luogo di incontro, di conoscenza e di condivisione.
Non è vero che le stesse esperienze possono essere vissute direttamente nei sobborghi-ghetti delle nostre città ; proporre un esperienza non mediata comporta più rischi, ma li comporta tanto quanto una qualsiasi esperienza educativamente valida da noi proposta ai ragazzi.
Esperienza "non mediata" non significa "andare allo sbaraglio": il percorso può e deve ovviamente essere guidato.
DESIDERIAMO FISSARE,IN LINEA GENERALE, DEGLI OBIETTIVI CHE RISPONDONO ALL'ESSERE CITTADINI DEL MONDO EDUCANDO QUINDI:
- ad un confronto ed un dialogo costruttivo per la gestione dei conflitti
- a saper stabilire relazioni e rapporti che facciano maturare la cultura della solidarietà
- alla condivisione e a vivere l'impegno del servizio con i più piccoli ed i più deboli nelle situazioni di emarginazione
- alla accettazione ed alla valorizzazione delle diversità
- alla non-violenza come strumento per la pace
- a far interiorizzare l'esperienza per rendere possibile la conversione dell'emozione ad un cambiamento dello stile di vita
LA SCELTA DEL LUOGO, DA UTILIZZARE COME STRUMENTO EDUCATIVO, CI PERMETTE DI FISSARE DEGLI OBIETTIVI INTERMEDI QUALI:
- raggiungere un livello di criticità rispetto all'informazione
- vivere un esperienza di confine e quindi di conflitto etnico, religioso, culturale e sociale ancora aperto
- sottolineare l'attenzione alla persona indipendentemente dalla nazionalità, dalla religione, dall'etnia o dalla sua condizione di vincitore o vinto vivendo CON e COME le persone sul posto
- educare ad un intervento (progettuale) equo e rispettoso a prescindere da etnia, nazionalità religione e condizione di vincitore o vinto
Parola chiave EQUIDISTANZA: ugualmente vicino a… e non ugualmente distante da
GLI STRUMENTI CHE INTENDIAMO UTILIZZARE PER IL RAGGIUNGIMENTO DI TALI OBIETTIVI SONO:
- Attività di animazione
- Attività di ricostruzione
- Relazione con le persone, con i bambini, con le famiglie
- Incontro e scambio con istituzioni religiose e politiche, organizzazioni umanitarie, nuclei familiari,…
- Collaborazione immediata con gli studenti universitari
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